Eccovi finalmente la Stanza delle Ostetriche e delle Levatrici!
La riempirò di storie, di informazioni, articoli, letture e girotondi di Sapienti Ostetriche.
Dedico questa pagina alle più Grande delle Ostetriche che io ho avuto l’onore di conoscere e che a Luglio compirà 99 anni!!!

La mia forte e dolce Clara è rinata all’eternità il 19 agosto del 2017
e ho avuto l’onore di poterla ancora salutare..

IO...LEVATRICE DI MEMORIE  Susa  Gennaio 2005
    Da oggi mi sento una Levatrice di Memorie, non levo solo figli dal ventre delle madri perché, grazie a Clara, ho scoperto tra i miei compiti anche questo: levare ricordi dal tempo, farli nascere, portarli alla luce, farli riemergere dal passato per farli rivivere e trasformarli in briciole luminose di esperienze che quelli che vengono dopo possano vivere e capire.
    Capire che un altro tempo è un altro mondo, con condizioni di vita e talvolta anche sentimenti molto diversi, capire da dove veniamo e cosa ci portiamo dietro senza esserne talvolta coscienti, cosa scorre nel nostro sangue e nelle  nostre radici.

CLARA MUSSO....MEMORIE DI UNA LEVATRICE        
    Conoscere Clara per me è stato come ritrovare una persona perduta ma mai dimenticata, è stato come ritrovare la mia famiglia, le mie radici di donna e di Ostetrica.
    Ho sempre pensato che da qualche parte dovesse esistere ancora “l’ostetrica di una volta” e il caso mi ha portata a lei. 
La prima volta ci siamo incontrate in una deliziosa caffetteria e fra tè e pasticcini abbiamo chiacchierato come due amiche che non si vedono da molto tempo e hanno tanto da raccontarsi.
    Ricordo quel giorno con l’emozione di chi trova un tesoro e non sa come descrivere lo splendore di quegli attimi che odoravano del suo sofisticato profumo e del suo rossissimo rossetto che si intonava alla perfezione con la sua bianca chioma e la voce squillante.
    Il vento ci ha accompagnate a casa inebriandomi della sua scia profumata e delle sue ultime parole: “….e ricordati sempre, cara Paola, che l’Ostetrica mette la prima e l’ultima camicia” che, mi spiega voler dire che l’Ostetrica accompagna la nascita come la morte.

-	Clara, spiegami questo fatto della nascita e della morte –

Devi sapere che un tempo l’Ostetrica veniva chiamata anche per vestire i morti e io ricordo che la mia cara Mamma a volte la chiamavano anche di notte per questo e prima di lei la mia nonna ma poi l’usanza si è persa e io non l’ho più fatto ma ricordo bene che si faceva”
    Negli stessi giorni in cui scopro di questa usanza un’anziana signora di cui non ricordo il volto mi dice che: - bisogna aver rispetto dei morti perché morire è faticoso quanto nascere -

-	La tua mamma era contenta della tua decisone di diventare Ostetrica? –

Oh si, tantissimo ma ero io che all’inizio non volevo perché forse vedevo quanto lavorava e sacrificava la sua vita per questo, ma poi mi sono convinta e ho sempre fatto questo lavoro con tanta tanta passione.
La mia fortuna è stata di aver avuto un padre meraviglioso che ci guardava e voleva un gran bene alla Mamma e ricordo anche che ci faceva pregare quando la Mamma era in viaggio per un parto. 
Mia nonna una volta per andare ad un parto è caduta dal carro che si è rovesciato e da allora non ha mai più camminato bene e la Mamma una volta è tornata da un parto con le gambe e le calze ghiacciate attaccate alle gambe: è stato terribile”

-	Però hai scelto di fare l’Ostetrica…

Si, anche perché era un modo per essere indipendente e in questo senso per una donna allora era un privilegio”

-	Clara, se ho capito bene hai iniziato a lavorare sostituendo tua madre?  -                                                        
                                                                                              (a scuola....sul tetto del Sant’Anna)

Si, ma all’inizio quando arrivavo ad un parto a volte mi capitava di sentire i parenti mormorare sotto voce..”ma perché non è venuta la madre?” e si capisce che mi sentivo un po’ a disagio e allora rispondevo che se volevano potevo chiamarla.
    La Mamma era molto amata e stimata da tutti  e, tanto per dirti la cieca fiducia che avevano nell’ostetrica, ricordo che la gente andava da lei dopo essere stata dal medico con le ricette che lui prescriveva per assicurarsi che gli avessero dato le medicine giuste” 

- Ma allora aveva un ruolo importante l’Ostetrica? -

Era come una grande famiglia e l’Ostetrica era importante quanto il sindaco, il parroco e, se c’era, il farmacista.
Un giorno poco tempo fa passeggiando con un amico di mio figlio nella via principale del paese, vedendo come tutti mi salutavano lui mi ha chiesto se per caso avessi fatto  il sindaco di quella città. L'ostetrica era un personaggio importante e poi comunque le donne si affezionano e tu diventavi un po’ il confessore, la confidente, l’amica, la sorella se eri coetanea, la mamma se avevi qualche anno in più”

 - Ma cosa venivano a raccontarti, a chiederti? -

Ma sai, a parte i segreti e quelli non si raccontano, ma poi c’era di tutto: contrarietà tra marito e moglie, consigli magari per non rimanere incinta  ma io non ho mai dato tanti tanti consigli perché dare consigli non è facile però parlare si parlava tanto.”

E le donne gravide che genere di consigli chiedevano? –      

“Venivano talmente fiduciose che a dirti il vero io persone con tante paure non me le ricordo, erano più tranquille”

Clara è una bellissima donna di ben 87 anni piena di energia e di una lucidità che fa invidia, molto colta e con una saggezza che vien voglia di respirare a pieni polmoni come quando si è affamati di aria buona.
Ha occhi vispi, “furbetti” dice mia figlia,  che vedono più in là, molto oltre il limite che la mia età mi impone e dai suoi sguardi, i suoi silenzi e il suo attento ascolto comprendo, e  forse per la prima volta accetto e ammiro, la saggezza del tempo.
All’inizio pensavo di dover avere a che fare con una nonna simpatica e delicata poi ho presto capito che sotto la curva del peso degli anni vissuti non senza patimenti e fatiche, la forte era lei ed è così che Clara è diventata per me un amica insostituibile.
Quando mi vede trafelata entrare in casa sua per rubare pochi attimi di pace alla mia avventurosa vita Clara mi dice con cipiglio autorevole  “adesso siediti lì e respira!” ed è così che il mio proposito di un caffè fugace si trasforma ogni volta in un succulento pranzetto.
Così mentre cucina risponde alle mie domande e con i suoi gesti mi fa entrare nel suo passato che ogni volta riesce a farmi rivivere come fossero passati solo pochi istanti e io potessi vivere accanto a lei le storie che mi racconta con l’indescrivibile passione con cui ha vissuto la sua vita.

Nella frenesia di sapere e scovare non le faccio mai domande studiate prima ma mi passano per la mente le curiosità più svariate ed è così che ad un tratto mi viene da domandarle se capitasse che i padri assistessero alla nascita dei figli.

Beh, si che capitava, ad esempio quando la donna non aveva nessuno con lei perché di solito vicino a lei in travaglio e nel parto c’era una donna, generalmente la madre o la suocera o un’altra donna ma quando non c’erano allora c’era il marito.
Pensa che una volta mentre assistevo una donna e il bambino aveva quasi il podice fuori io domando al marito di prendermi la pezza calda per sostenere la parte che si presentava e il marito mentre sta per porgermela cade in terra svenuto.
Io ero sola e così – a gesti con il cucchiaio di legno in mano con il quale sta cucinando, Clara mi mima la scena – sai cosa mi tocca fare? Lascio la donna e prendo il marito per i piedi e lo trascino sul balcone, poi di corsa torno dalla partoriente e assisto al parto.
Dopo un po’ il marito si riprende e torna ma il bambino naturalmente era già bell’è che nato!”

Un giorno le racconto che adesso anche gli uomini fanno gli Ostetrici e lei giustamente non afferrando la mia informazione mi corregge dicendomi “Ma no, vuoi dire che sono medici, ginecologi” – no, no, Clara, sono proprio uomini che frequentano la scuola di Ostetricia come abbiamo fatto noi e diventano Ostetrici e assistono i parti –
Questa poi non la sapevo! Ma io non lo vorrei, io come donna non lo vorrei…ah questa poi!” e rimane interdetta e visibilmente contrariata’.

- Ma precisamente cosa facevano le Ostetriche un tempo? -

L’Ostetrica seguiva la gravidanza e il bambino fino a quando camminava, adesso è tutto diverso, non so perché ma tutto è cambiato, il mondo è cambiato e non capisco perché. Adesso ad esempio ci sono anche i pediatri alla nascita ma io ero sempre sola, anche in ospedale eppure andava tutto bene e io nei 40 anni in cui ho lavorato ho visto morire una sola donna di parto e aveva partorito in ospedale.
Certo che molte cose sono migliorate perché ad esempio sottoporsi a esami e controlli è una cosa saggia ma non trovo saggio il controllo eccessivo, le riempiono la testa a queste donne”

Clara, come le Ostetriche di un tempo, dimostra il suo buon operato anche vantandosi di non aver mai visto morire donne di parto e mi racconta che sua madre diceva sempre di non aver mai visto morire donne di parto in tutta la sua vita.
Di lei Clara conserva i registri del parto che mi fa vedere e che mi commuovo nello sfogliarli per scrutare con avidità i simboli di un passato remoto pieno zeppo di semplicità ed umanità tanto quanto di professionalità.
La grafia curata di chi un tempo a scuola imparava la bella scrittura riporta con attenzione particolari che con gli anni hanno assunto connotazioni diverse, forse più tecniche e in qualche modo anche distaccate.
Alla voce, tuttora in uso, “esito del parto”  trovo una risposta che a tutta prima mi pare il nostro “eutocico” e invece è semplicemente…..”felice”  e una sfilza di “felice” riempie le pagine di un tempo di cui si parla come pieno di disgrazie e sventure.  

Quando le domando se le capitasse mai di vedere nascere bambini “diversi” lei mi risponde così: 

“Certo che capitava e non era facile anche perché a volte, come nel caso degli idrocefali, il parto era pure difficoltoso. Mi capitò perfino un idrocefalo di podice e che fatica che fu e poi naturalmente il bambino era morto e comunque dovevi sempre anche comunicare la notizia alla madre, come quando mi nacque una bambina focomelica e io per non dirlo subito alla madre la fasciai tutta fin sul collo ma poi dopo dovetti trovare il modo di dirglielo e comunque lei l’aveva già capito da sola”

Mi racconta anche che c’erano donne che abbandonavano i loro bambini ma le ostetriche cercavano sempre di convincerle a non farlo: “E poi mi ricordo di quando ero piccola ed ero da mia zia che naturalmente era ostetrica e quando c’erano delle ragazze madri, e ce n’erano, andavano  partorire a casa sua e al Battesimo io facevo da Madrina e il parroco da Padrino”

A proposito di Battesimo, Clara mi racconta di un’usanza che non conoscevo  e che penso riveli uno dei preziosi aspetti simbolici della figura dell’Ostetrica che, di nuovo, è tramite del passaggio  tra visibile e invisibile, terreno e divino:

Come Ostetriche noi portavamo i bambini a battesimo è sempre stato così, e mia mamma aveva un suo portanfant per i bambini che portava e ad ognuno faceva una cuffietta e anche io avevo il mio e li ho conservati entrambi.
Tu tenevi in braccio il bambino durante tutta la funzione e poi partecipavi alla festa e mi toccava andare a tutti i battesimi tanto che una volta hanno dovuto aspettarmi perché ero impegnata ad un'altra festa e quel giorno ho portato a battesimo tre bambini!”

Curiosando fra le tantissime foto che Clara conserva del “suoi bambini”, oltre a quelle di battesimi scorgo moltissime foto dei bagnetti di bimbi anche già grandicelli, con Clara accanto e in ciascuna di queste lei guarda sempre i bambini con uno sguardo infinitamente amorevole.

Io le racconto che adesso le donne che partoriscono escono presto dall’ospedale e molte a casa sono in difficoltà…
“...e sanno niente” mi dice lei “ ma noi andavamo a dare il bagnetto proprio per stare vicino alla mamma, soprattutto le primipare, e sapessi quanti bagnetti ho ancora fatto dopo essere andata in pensione, ed erano bimbi nati in ospedale eh! 
Per  i bimbi nati a casa andavamo una volta la giorno fino a che non cadeva il cordone ombelicale perché questo era nostro dovere.
Adesso ad esempio mi viene da ridere, forse  a torto eh, ma io mi chiedo cosa sono questi corsi per le mamme per -imparare a fare i massaggi- ai bambini?
Secondo me dovrebbe essere una cosa spontanea, ma imparare a coccolare il tuo bambino, ma , non so, ma a me fa un po’ ridere. Ma guarda i gatti no, se li osservi vedi che loro leccano i cuccioli.
E poi cos’è questa storia di vedere il sesso dei bambini? Forse non lo scoprivamo anche noi, anche se a volte si sbagliava naturalmente.
Lo sai no che puoi saperlo ascoltando il battito?! Sai noi non avevamo altre possibilità eh!

- Raccontami un po’…-

Eh si, se ascolti un battito ed è un TUM TUM TUM forte e più secco, allora è un maschio, se invece è……”   non trova le parole giuste e allora mi dice
“Ecco, se è un DOOOOO, allora è maschio, ma se è un SIIIIII, allora è femmina”

E tu come hai partorito Clara? 

“E stato un parto difficile ma le ostetriche hanno spesso parti difficili, chissà come mai?”

Un giorno che vado a trovarla nella sua luminosa casa piena di piante e ricordi decido di provvedere da sola a mettermi su il caffè mentre la invito a sedersi e con una inspiegabile sicurezza rovisto in cucina in cerca del necessario e Clara sorridendo mi dice:

“Si vede che sei un’Ostetrica perché sai dove mettere le mani perché una vera Ostetrica sa sempre a casa della donna dove trovare quello che cerca!”

Le domando cosa facessero durante un parto a domicilio gli altri figli della partoriente.
“Alcune volte erano via dalle vicine ma alla Mamma capitava spesso di doversi occupare anche di loro: lei li vestiva, gli dava la colazione e poi li mandava a scuola prima di badare alla partoriente e se non avevano niente da mangiare perché erano poveri, allora sai cosa faceva? Veniva  a casa a preparare qualcosa per loro ”

Tua madre deve essere stata davvero una Ostetrica straordinaria!
“Oh si che era speciale, la gente la chiamava la Santa e non solo ha ricevuto la medaglia d’oro per il lavoro ma quando è mancata tutte le donne del paese l’hanno portata in spalle!”

Risale al giorno in cui le hanno consegnato la medaglia la foto di Onorina con accanto tre donne per ricordare che lei fece nascere la prima e poi assistette la figlia e poi anche la nipote: fu Ostetrica di ben tre generazioni di donne di seguito!

E’ inevitabile ad un certo punto la domanda cruciale sul dolore: Clara, ma raccontami un po’ che ne era del dolore del parto? Sono curiosa di sapere come soffrivano le donne, come le aiutavate voi e se le permettevate di fare quello che volevano come ad esempio urlare.

“Ma certo! Ognuno è libero di lamentarsi come gli pare! Noi le aiutavamo con pazienza e qui ti ricordo che il mio professore ci diceva sempre -se non avete pazienza, non fate le Ostetriche-.
Cercavamo di aiutarle come potevamo: passeggiavamo con loro sottobraccio e poi raccontavamo poi si parlava poi si beveva una tazza di caffè e poi avanti, aspettavi e aspettavi.
Si facevano anche delle spugnature oppure le si dava un fazzoletto da stringere con i denti e a volte le si faceva fare il semicupio, che praticamente era il bagno dentro quelle grandi tinozze di zinco con lo schienale perché noi si aveva quelle, ma soprattutto si era pazienti e la donna stessa era paziente”

Come sono cambiati i tempi mia cara Clara, sapessi quanto…

D’altronde Clara già nel 1980 quando lavora per tre anni in Ospedale si ritrova di fronte ad una serie di cambiamenti nell’assistenza che la inquietano.
“Una volta, dando il cambio ad una collega, entro in sala parto e mi ritrovo sette persone vicino alla partoriente, le conto per bene ed erano proprio sette!
Così me ne vado in cucina e dopo un po’ il primario mi raggiunge e mi chiede come mai non fossi vicino alla partoriente e io sai cosa gli ho risposto? Gli ho detto che la donna non mi sembrava davvero sola dato che aveva attorno tutte quelle persone!”

Clara lavora in Ospedale anche prima, dal 1956 al 1963 perché mancavano Ostetriche e nel frattempo mantiene la condotta e quindi sia l’assistenza a domicilio che i servizi ambulatoriali pur facendo in Ospedale turni anche di 18 ore. 

C’era un signore che mi chiamava –motorino- perché correvo sempre di qua  e  di là, mica avevamo degli orari e poi se c’era bisogno correvamo dappertutto” 
Una sera negli anni in cui lavoravo in Ospedale e tra l’altro eravamo in poche e ci toccava assistere anche ai parti a domicilio, beh, stavo lavorando da non so quante ore di fila e mi toccò di assistere una donna ma ero così stanca che la suora mi dovette spingere su per le scale per portarmi fin in sala parto.
Poi assistetti a questo parto di una donna secondipara che avevo già assistito qualche anno prima ma non riconobbi e finalmente me ne andai a dormire.
Il mattino dopo in corsia vidi quella donna e riconoscendola mi rallegrai chiedendole cosa ci facesse lì!. Allora la suora mi diede un colpetto e mi ricordò che si trattava della partoriente di quella notte!
Fu anche in Ospedale che mi capitò di assistere ad un parto trigemellare e ricordo che rendendomi conto che continuavano a nascere bambini chiamai l’infermiera e le chiesi di provvedere in fretta a legare nastri differenti per riconoscere l’ordine della nascita”. 

Clara ricorda tutti i parti cui ha assistito e spesso passeggiando insieme per la nostra piccola cittadina me li  indica “sai, quello lì che mi ha salutata ha 56 anni ed è un “mio bambino” oppure parlando di un suo primo parto podalico difficile con tanto di asfissia neonatale mi dice “ma quel podice è ancora lì che gira e l’ho pure assistita al parto poi”.
Quando li incontra i “suoi bambini” le fanno un mucchio di feste..
E’ per questo “eccesso di stima e amore” che mi confessa che non esce mai nel giorno di mercato perché rischia di non tornare più a casa.


(Clara che legge il Fatto Quotidiano mentre la porto al cimitero)

    E d’altronde Clara lo sa di essere una magnifica ascoltatrice e di questi tempo è un dono sia unico che raro!
Vive da sola ma non è mai sola perché, a parte la gatta nera che le fa compagnia, c’è sempre il telefono che suona o qualcuno cha passa da lei per andarla a trovare, portarle l’insalata raccolta nell’orto o il giornale tutte le mattine, si perché Clara è un’avida lettrice di quotidiani e di tutto ciò che stimola il suo interesse come la politica e l’economia e da quando mi conosce legge con foga anche Donna&Donna e mi ha chiesto come fare ad abbonarsi.
Io la invidio per tutto il tempo che lei ha per fare tutto ciò che vuole con questa sensazione che io per ora solo posso immaginare di tempo senza limiti con cui vivere davvero profondamente ogni fatto della vita, senza fretta né, paradossalmente, la paura che il tempo sfugga.
Quando condivido con lei questa mia invidia lei mi dice ridacchiando…”Si cara, mai sai quanto ho corso io come te e quanto mi sono stancata anche io per arrivare a godermi adesso questa calma?” 

A proposito, ma come viveva questo tuo mestiere così impegnativo tuo figlio Nanni?
“Per me è stata una grande fortuna avere la Mamma vicino perché non solo mi poteva sostituire nei parti ma badava anche a mio figlio perché come sai sono rimasta vedova la prima volta che lui aveva solo 10 anni e anche per questo lui ha imparato a sbrigarsela presto e ora  è bravissimo a cucinare.
Però un giorno, quando già avevo il telefono, ricordo che ero stupita che non avesse ancora squillato e fu così che scoprii che mio figlio aveva tagliato il filo perché era stufo che io fossi sempre via”

Clara si rattrista sempre quando parliamo di quanto siano cambiate le cose per la Nascita e per le Ostetriche:
Adesso fanno certe cose come l’episiotomia “in previsione” ma non si fanno certe cose “in previsione” perché allora qualunque cosa può succedere.
Mah, io trovo che sono molto molto meno sicuri. 
Manca l’umanità, manca, non voglio dire che siano tutti così, io non so come sia ma io ho l’impressione che una volta fossero tutti più buoni, è un’impressione mia forse, forse sto sragionando per l’età ma…tutto è cambiato, è cambiata la gravidanza, son cambiati i bambini, son cambiati i parti, il clima, il modo di vivere, e io non ti invidio…….e intanto la nostra figura rischia di scomparire, si sta perdendo qualcosa che non so, che nessuno può sostituire ed è un vero peccato perché l’Ostetrica…..ha qualcosa in più!”












Mi piace ricordarla così,
mentre mi prepara il caffè,
il più buono che io abbia mai bevuto...!


                                                    








Torino Luglio/Agosto 2019






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